L'arte contemporanea entra al Bassone: la visita la guidano i detenuti
Primo venerdì di settembre, prima settimana di lavoro per quasi tutti, e in studio si riparte dai punti fermi: la doppietta vintage — Alan Sorrenti e i Bee Gees — e il ritorno in pianta stabile della dance anni Novanta e Duemila. In mezzo, però, c'è la città vera: il Lungolago chiuso che ha intasato la sponda orientale del lago, e una mattinata che si chiude su un tema di cui a Como si parla poco, il carcere del Bassone e l'arte che ci entra dentro.
Tre ore da Torno a Como
La notizia della vigilia arriva sotto forma di tempesta di messaggi in redazione. Il Lungolago è stato chiuso per i lavori di sistemazione della fognatura in Piazza Cavour, e pochi lo sapevano.
Hanno chiamato in due, un signore disperato e un ragazzo: «Ci ho messo tre ore da Torno ad arrivare a casa». Tre ore per modo di dire? No, tre ore effettive.
Hanno telefonato anche i sindaci di Torno e di Faggeto Lario, i cui concittadini erano rimasti imbottigliati. Il tempismo non aiuta: il 3 di settembre, con la prima settimana di ripresa, è il momento peggiore possibile.
All'ora della diretta la strada è ancora chiusa, ma la situazione si è sciolta: la via è vuota, sono già scesi tutti per andare al lavoro, e ci sono parecchi vigili a fluidificare il traffico.

Il venerdì della dance
Il momento tamarra è tornato ufficialmente, e si chiude con Tell me why di Prezioso, cantata in studio con l'invito agli ascoltatori a fare altrettanto. Arriva anche il messaggio di Marina, con i complimenti a Francesco e un suggerimento per la doppietta vintage della settimana prossima: Ciao mare e L'estate sta finendo.
Osservazione accolta con un certo fatalismo — l'estate sta finendo davvero, e in studio si scherza sui sette gradi e mezzo dell'aria condizionata, «abbiamo il gelo, mancano le stalattiti».

Domani la Festa dello Sport, e un ripasso di discipline improbabili
Il fine settimana comasco porta la Festa dello Sport: trenta società sportive, mattina e soprattutto pomeriggio, con la possibilità concreta di provare uno sport nuovo. Prima c'è anche lo yoga.
Da lì parte una rassegna di sport praticati o solo sognati, che vale come termometro dello spirito della puntata: la dama («la versione meno intelligente degli scacchi»), il tennis — ma su PlayStation, con annessa discussione se il simulatore di guida sia sport o no, «rischi anche la vita» — la pallanuoto, il golf giudicato «un po' troppo da fighetti», salvato solo dalla macchinetta per spostarsi da una buca all'altra.
Il vincitore morale è però il curling, con tanto di spartizione dei ruoli: uno lancia, l'altro pulisce.

Minuto Mantenimento: l'arte contemporanea entra al Bassone
La parte centrale della mattinata è dedicata al progetto che Fondazione Como Arte porta per il secondo anno consecutivo dentro la casa circondariale di Como. Lo presenta Chiara Anzani.
Il titolo, Minuto Mantenimento, è un modo di dire tecnico: indica i piccoli lavori di manutenzione che si fanno negli edifici, come le caserme. L'ha scelto Marzia Migliora, l'artista invitata, che sviluppa parte della sua ricerca proprio sul concetto di lavoro — il tema di quest'anno. L'anno scorso era stato il corpo, e ne era nata la mostra Corpo a Corpo.
Portare l'arte contemporanea in un istituto detentivo, avverte Anzani, sembra semplice e non lo è: per arrivare al risultato è servito più di un anno, fra adempimenti e attenzioni che in uno spazio del genere non si possono aggirare.
Il progetto coinvolge un gruppo di detenuti di tutte e tre le sezioni — maschile, femminile e transgender, quest'ultima una delle poche del nord Italia. E la novità rispetto all'anno scorso è sostanziale:
Non sarà una mostra con una visita guidata come lo scorso anno: la visita guidata la faranno loro. Faranno fisicamente lavorare le persone.
Il senso, spiega, è la responsabilizzazione: seguire il percorso degli incontri settimanali per essere pronti quando arriveranno i visitatori.
Le date: apertura sabato 12 settembre, poi sabato 19 e sabato 26, con registrazione obbligatoria. Il progetto è sostenuto dalla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca, emanazione di Fondazione Cariplo, che sta accendendo un riflettore sul tema carcere con un tavolo di lavoro e un bando in arrivo per le realtà lombarde.

«La pena intesa come vendetta non lo è più da secoli»
In studio c'è Fulvio Anzaldo, presidente del Consiglio Comunale, che porta il discorso sul piano dei principi — e lo fa da avvocato, senza sconti.
Molto spesso si banalizza questo tema in una chiave manichea: bianco, nero, buoni contro cattivi. Non si pensa, innanzitutto, al fatto che la pena intesa come vendetta non lo è più da secoli.
Ricorda le finalità della pena — retributiva, general preventiva, special preventiva — ma soprattutto quella che la Costituzione mette al centro: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non possiamo pensare di trascurare il detenuto, di buttare via la chiave, e poi questo detenuto a un certo punto esce, degradato e deprivato ulteriormente. Infatti il tasso di recidiva è molto alto.
Sul fronte comunale elenca quello che è già stato fatto: l'istituzione del garante per i diritti delle persone private della libertà personale, nata da una sua mozione, lo sportello anagrafe e il servizio bibliotecario all'interno dell'istituto.

La pensilina del bus
Il momento più forte della puntata non è un ragionamento ma un racconto, riportato da Chiara Anzani: un detenuto uscito e rientrato più volte le ha spiegato com'è il primo giorno fuori.
Sono uscito dal carcere, c'è la pensilina del bus, mi sono messo lì e ho aspettato. Ma non sapevo cosa fare.
Quando si varca l'ultimo cancello non si è più sotto tutela. E lì, dice, si scopre una cosa che l'immagine cinematografica dell'uscita dal carcere non racconta:
A quel punto sei solo. Non sei libero: sei solo.
C'è anche il rovescio, altrettanto duro: una donna tornata dentro dopo una sera passata male, che ha spiegato di essere rientrata perché sapeva che lì qualcuno si sarebbe preso cura di lei.

Il Comune: «la seconda possibilità»
Chiude il giro degli ospiti Nicoletta Roperto, vicesindaco e assessore alle politiche sociali, che subentra ad Anzaldo in uno studio dove gli spazi sono stretti — cambio di sottopancia compreso.
Il punto che porta è duplice. Da un lato la volontà politica di restare accanto alla casa circondariale a prescindere dalla territorialità dei servizi, visto che non tutti i detenuti sono residenti a Como: il carcere è una realtà che insiste sul territorio comunale, e ragionarci sopra è doveroso.
Dall'altro il riconoscimento a chi ci lavora ogni giorno. Il ringraziamento va alla direttrice Roberta Galati, all'area educativa e al comandante della polizia penitenziaria, in un contesto segnato da sovraffollamento, spazi non moderni e personale numericamente insufficiente, spesso oggetto di aggressioni.
Per rendere il tempo di queste persone non un tempo perso, ma un tempo di qualità, nonostante abbiano sbagliato. Per poter dare la famosa seconda possibilità.
Fra i servizi già attivi, quello che sembra più banale e non lo è affatto: ogni primo mercoledì del mese un addetto dell'anagrafe comunale è dentro il Bassone, perché per chi ha una detenzione lunga la residenza è lì, e le esigenze anagrafiche restano quelle di chiunque altro. Compresi i matrimoni, che al Bassone si celebrano ogni anno.

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