"Non li chiamo più manifestanti, sono terroristi": il SAP di Como su Bologna, Valsusa e la movida
"Violenze quotidiane" è il titolo che CiaoComo di Mattina dà alla puntata del 30 luglio, dedicata a un doppio livello di sicurezza: quello nazionale, con gli scontri di Bologna e della Valsusa ancora caldi, e quello locale, con la movida comasca. Ospite in studio Igor Erba, segretario provinciale del SAP, il Sindacato Autonomo di Polizia di Como.
Bologna e Valsusa: la denuncia del SAP
Erba ripercorre le settimane appena passate — i fatti di Bologna, con un intervento della polizia conclusosi con la morte di una persona, e gli scontri della Valsusa — definendo "irresponsabile" la scelta del sindaco di Bologna Matteo Lepore di scendere in piazza contro le forze dell'ordine il giorno successivo all'intervento. Il SAP, ricorda, ha presentato una denuncia formale nei suoi confronti, decisione condivisa a livello nazionale dal segretario generale Stefano Paoloni.
Sulla dinamica dei fatti, Erba sottolinea che uno degli agenti coinvolti a Bologna aveva acquistato a proprie spese una bodycam, poi utilizzata per documentare l'intervento: per il sindacalista le immagini raccolte, insieme alle testimonianze sul posto, non mostrerebbero una condotta scorretta da parte dei colleghi, in attesa comunque degli accertamenti dell'autopsia e del lavoro della magistratura.
La verità è lì, nessuno l'ha nascosta: i filmati sono stati messi a disposizione, la procura farà il suo corso.

"Non sono più manifestanti, sono terroristi"
Il punto più netto dell'intervista riguarda chi, secondo Erba, avrebbe agito con violenza organizzata durante le manifestazioni — dando fuoco a mezzi della polizia e dei carabinieri, tra Bologna e la Valsusa. È un giudizio suo, netto e volutamente duro:
Loro scendono in piazza per distruggere, e quindi io non li chiamo più manifestanti: li chiamo terroristi.
Da qui la richiesta, avanzata come sindacato, di regole di ingaggio più chiare per gli agenti, che oggi — sostiene Erba — sarebbero costretti a restare fermi e passivi di fronte ai lanci di oggetti, potendo intervenire solo con i lacrimogeni. Il riferimento è anche al caso di Chiomonte, in Valsusa: per Erba servirebbe la possibilità di caricare per disperdere, identificare e arrestare, senza che gli agenti debbano "farsi fracellare gli scudi".

La sicurezza a Como e in Valle Intelvi
Il discorso si sposta poi sul territorio comasco, richiamando un tema già affrontato in una puntata precedente: una movida, secondo Erba, sempre più violenta, e un episodio di minacce e intimidazioni ai danni del sindaco di Centro Valle Intelvi. La percezione, per il sindacalista, è di una sicurezza in calo anche localmente, con rischi — penso a un'aggressione per pochi euro in un portafoglio — che vent'anni fa non esistevano.

Turni, stipendi e il peso del mestiere
Erba, in servizio da 33 anni tra Roma e Como, descrive un lavoro cambiato profondamente: sempre meno interventi mirati su rapine o furti, sempre più chiamate per sedare risse in cui, una volta separate le parti, gli stessi litiganti finiscono per rivoltarsi contro gli agenti. A questo si aggiunge un organico già sotto pressione, che un solo infortunio in servizio può mettere ulteriormente in difficoltà.
Sul piano economico, Erba cita uno stipendio di 1.550 euro per un agente, sostenendo che due recenti rinnovi contrattuali abbiano portato aumenti nell'ordine di 25 euro al mese. Chiude l'intervista una critica alla lettura, definita fuorviante, di alcuni commenti televisivi secondo cui la polizia interviene solo se chiamata al 112: per Erba la prevenzione dell'ordine pubblico è un compito autonomo delle forze di polizia, non subordinato a una chiamata di soccorso.

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