Pallavolo in California e il vino d’estate
Una pallavolista comasca che studia medicina sportiva in California, come si beve il vino quando fa quaranta gradi, un direttore di giornale che scrive un romanzo sull'uccisione del padre e un torneo di calcio che parla di donazione di organi. La puntata del 24 giugno, condotta da Viviana Dalla Pria e Lorenzo Canali, tiene insieme sport, cultura, letteratura e volontariato.
Alice Viganò: pallavolo e università in California
Alice Viganò è tornata a Como per l'estate e sta già per ripartire. Gioca a pallavolo in Division One, nella West Coast Conference, con una borsa di studio che le permette di studiare e giocare insieme — la ragione per cui ha scelto gli Stati Uniti.
Tutto è cominciato da uno showcase a Roma, dove è entrata in contatto con il mondo dei college americani: «Non ci avevo mai pensato prima, però mi sono subito innamorata di questo mondo.» In Italia, spiega, per fare pallavolo ad alto livello avrebbe dovuto studiare online per via delle trasferte, e lei voleva un'esperienza più immersiva.
Il livello è alto: nella sua divisione ci sono oltre trecento squadre. La sua è arrivata seconda senza centrare le qualificazioni finali — «un bell'obiettivo comunque», e per la prossima stagione si punta al primo posto. Sul fronte accademico studia medicina sportiva e ha appena chiuso il semestre con buoni voti in anatomia, la prima materia davvero scientifica del percorso.
Le difficoltà sono state altre: lo slang americano, molto diverso dall'inglese studiato in Italia, e soprattutto il fuso orario. «Abituarsi a essere nove ore indietro è abbastanza tosto.» Torna a casa a Natale per un mese e d'estate per due.
Sulla vita di campus smonta con garbo il cliché dei film: vive nel dormitorio, ha condiviso la camera con una compagna e stava in otto ragazze, «e poi entri a far parte della vita dell'università, che non è solo andare a scuola o studiare». Un dettaglio che dice molto su come l'Italia venga guardata da là: quest'estate due compagne di squadra sono venute a trovarla a Como, innamorate dell'Europa, e vorrebbero tornarci ogni anno. Le ha portate al lago e in Duomo — la sua è un'università cristiana e le compagne sono molto religiose.
Un saluto in chiusura al papà Michele, che alle figlie ha trasmesso la voglia di impegnarsi a fondo. E un augurio dallo studio: vederla prima o poi in nazionale.

Go Wine: il vino d'estate va in frigo, anche il rosso
Lia Magistro e Pietro Ferrari, delegati comaschi di Go Wine, arrivano su una domanda molto stagionale: con questo caldo, il vino si può bere?
Sì, ma alle giuste temperature — ed è qui che arriva la correzione più netta: «Il vino a temperatura ambiente è sbagliatissimo. Le temperature sono fondamentali anche per i rossi.» Vanno abbassate, frigorifero compreso. Per i bianchi si viaggia dagli otto gradi delle bollicine fino ai dodici, meglio se con un'alcolicità non troppo alta, sui 12-12,5 gradi. E ci sono rossi perfettamente estivi: una Schiava, un Grignolino, un Lambrusco fresco.
L'associazione nasce ad Alba venticinque anni fa, per un'idea del presidente, l'avvocato Massimo Corrado, con una premessa precisa: il vino non è solo un prodotto agroalimentare, è qualcosa che fa viaggiare le persone. Da qui la missione di promuovere cultura e turismo del vino. Oggi Go Wine è presente in nove regioni; a Como esiste da ventun anni e conta sessantacinque soci, con il club fondato dallo storico delegato Fabrizio Angelo Nomi.
Il ritmo è di circa un evento al mese, fra visite in cantina e cene con i produttori. Quella sera stessa era in programma una degustazione all'Amabistro di Appiano Gentile, con otto vini bianchi — quattro del nord e quattro del sud — accompagnati da due piatti. Fra questi il Pecorello, vitigno autoctono calabrese riscoperto nel 2015: non che non venisse più coltivato, semplicemente non era valorizzato.
Ed è proprio questo il punto di orgoglio: «La Francia ha trecento anni di vantaggio, ma noi abbiamo una sterminata quantità di vitigni autoctoni.» Là si ragiona per regioni definite, qui l'Italia è «un continuo riscoprire, ritrovare», con differenze di vinificazione che cambiano di valle in valle.
Gli appuntamenti nazionali sono i Go Wine Weekend, sei o sette quest'anno, con tour organizzati fra le cantine — a breve la Valle Isarco. In autunno il calendario comasco prevede una masterclass con Armando Castagno, fra i più autorevoli divulgatori italiani del settore.

Diego Minonzio: "Gli inascoltati", un romanzo contro le mode
Diego Minonzio, direttore de La Provincia di Como, Lecco e Sondrio e di Unica TV, presenta il suo romanzo Gli inascoltati (Alessandro Polidoro Editore), e lo fa parlando quasi solo di scrittura.
La dichiarazione di poetica è netta, e passa da un riferimento alto: «L'unica cosa che conta è lo stile, non il contenuto. Come Nabokov: a lui non importa niente della trama, gli interessa come prendi la lingua e cerchi di plasmarla.» Il risultato è un libro costruito su un investimento formale forte, con un ritmo che definisce «asfissiante», perché il protagonista è divorato dall'ossessione della vendetta.
La struttura è a due tempi. Per tre quarti si ride, perché i personaggi sono grotteschi: «Cialtroni, poveri cristi che si sentono importanti, boriosi, che si agitano per un nulla.» Poi arriva la piega tragica, e il protagonista si trova davanti a quello che Minonzio chiama l'archetipo degli archetipi.
Da lì il passaggio più bello dell'intervista, una lettura a braccio della scena del processo nei Fratelli Karamazov: il padre lestofante trovato morto, l'accusa a Dmitrij, e Ivan che davanti a una folla morbosa urla che l'assassino è Smerdjakov, il figlio illegittimo, e che è stato lui a insegnargli a farlo. «Non fate gli ipocriti, non sorridete: tutti vogliono la morte del padre.» È l'archetipo, dice, su cui si fonda la cultura profonda della nostra civiltà — fisica in Dostoevskij, metaforica altrove.
Sulla scelta di andare controcorrente cita Thomas Bernhard in esergo: andare dall'altra parte. «Non è snobismo, è la scelta di puntare su temi eterni investendo sulla scrittura e stando lontano dalle mode. E di moda ce n'è già troppa in giro.»
Il libro è in distribuzione nazionale ed è già passato da Milano, Como e Lecco; seguono un incontro in Confindustria a Como, poi Bergamo, Varese, Brescia e alcune tappe fuori regione. Un secondo romanzo? «Non ho l'ansia della grafomania. Vediamo come va.»
Chiude una riflessione sulla televisione, a proposito dei suoi interventi su Rai Storia: «Stranamente in televisione ci sono anche cose belle. Non c'è gente che urla, che si insulta, che si rotola nel fango.» Il format prende una data e un episodio storico e lo racconta in pochi minuti — un formato che replica anche sui social con consigli di lettura brevi. L'obiettivo è dichiarato: cultura dialogata e non urlata, «senza demagogia, senza fanfaronate, senza lisciare il pelo all'ascoltatore e dargli sempre ragione, che è la cosa peggiore in assoluto».

AIDO Cantù: il quinto "Ti AIDO", e ottomila persone in attesa
Si apre con una buona notizia: secondo il Centro nazionale trapianti il 2026 è finora l'anno migliore di sempre, con 2.164 donazioni di organi — più 3,2% sull'anno precedente — e 4.697 trapianti effettuati.
Sergio Cattaneo, presidente di AIDO Cantù, anticipa il quinto Trofeo Ti AIDO — L'amore per la vita, in programma sabato 4 luglio al Centro Sportivo San Paolo di Cantù. Quest'anno tutto si concentra nel pomeriggio: si comincia alle 14 con i tornei dei bambini delle annate 2016 e 2017 e si prosegue fino a sera fra calcio e musica.
Due novità. La prima: verrà presentata la nuova maglia del San Paolo Cantù, squadra di Promozione, che il prossimo anno giocherà con il logo AIDO. «Ringrazio il San Paolo per questa opportunità, spero sia l'inizio di altre collaborazioni.»
La seconda è più delicata. Sarà presente la Fondazione Domenico Caliendo, con Patrizia Mercolino, madre di Domenico, che presenta il libro Un cuore bruciato insieme ad Alida Paternostro. È una vicenda che ha tenuto il Paese col fiato sospeso e che non si è conclusa come si sperava; eppure, racconta Cattaneo dopo essersi sentito con lei al telefono, «nonostante quello che le è successo è ancora più favorevole alla donazione degli organi».
Il presidente non si accontenta però dei numeri record, e chiude con l'unica cifra che conta davvero:
«Non basta. In Italia ci sono ancora più di 8.000 persone in attesa di un trapianto, e purtroppo molte di loro non ce la faranno ad arrivare al giorno del dono.»
Iscriversi è semplice: dal sito di AIDO Nazionale con SPID, oppure lasciando una dichiarazione al proprio medico.

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