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    CONVERSESCION

    Diciotto anni dopo X Factor, scrivere per ritrovarsi

    Redazione CiaoComo·

    Perché un adulto dovrebbe mettere l'apparecchio, cosa succede a un cantante nei diciotto anni dopo X Factor e come si fa a scrivere per stare meglio, seduti davanti a un lago. La puntata del 23 giugno, condotta da Claudia Fasola e Lorenzo Canali, mette in fila tre conversazioni molto diverse su un filo comune: prendersi cura di sé.

    Giovanna Perrotti: l'ortodonzia non è solo un bel sorriso

    La dottoressa Giovanna Perrotti, ortodontista, si occupa di adulti e bambini. In studio si parla degli adulti, e la prima cosa che chiarisce è un equivoco: «L'ortodonzia negli adulti viene recepita spesso soltanto come "lo faccio per estetica". Ma non è solo questo.»

    Il punto è la funzione. Rimettere in ordine i denti significa ristabilire una masticazione corretta, e in un paziente che ha perso dei denti e vuole ripristinarli con degli impianti può cambiare tutto il piano di cura: «Alcune volte fai l'ortodonzia e gli impianti poi non li fai.» Da qui l'insistenza sulla multidisciplinarità fra professionisti.

    La masticazione conta in ogni fase della vita, e l'osservazione più forte riguarda gli anziani: «Un paziente anziano con pochi denti, che mastica male e fa fatica a nutrirsi, potrà andare incontro più facilmente a un deficit cognitivo.» I denti, dice, sono un organo importante, non qualcosa a cui pensare solo quando fa male.

    Sulle correlazioni con il resto del corpo la risposta è misurata, senza scorciatoie. Alcune malocclusioni — in particolare mandibole piccole e arretrate — creano squilibri a livello cervicale e delle spalle. Ed è uno dei motivi per cui nei bambini le malocclusioni gravi si curano presto: allargare il palato non serve solo a fare spazio ai denti, ma a respirare meglio, e favorisce una crescita della mandibola in avanti e verso il basso, con una postura più corretta di collo e schiena. Anche qui il confine professionale è netto: se un bambino ha problemi seri alla schiena serve la sinergia con l'ortopedico. «I bravi medici sanno dove si devono fermare e chiedere la collaborazione di un collega.»

    Sulla domanda estetica non c'è snobismo: gli adolescenti sono molto più attenti all'allineamento e quindi più collaborativi, e arrivano pazienti di cinquanta o sessant'anni con una dentatura curata che ora la vogliono anche bianca e in ordine — ortodonzia, sbiancamenti, faccette. Con un'avvertenza: lo sbiancamento «è un'attività clinica che va fatta seriamente», perché quelle sostanze interagiscono con un organo vivo e vanno usate sotto la tutela di un odontoiatra.

    Sulle mode — brillantini e adesivi sui denti — la risposta è tranquilla: non fanno danni. «I danni potrebbe farli un odontoiatra che esegue procedure scorrette.»

    La rivoluzione tecnica, racconta, sono stati gli allineatori trasparenti, nati in Italia trent'anni fa. Perrotti ammette di essere stata inizialmente scettica, con una formazione tradizionale legata agli attacchi metallici; oggi, dopo anni di studio, dice che se programmati correttamente possono sostituire i brackets nella quasi totalità dei casi. Ma mette un paletto sul ruolo del software e dell'intelligenza artificiale nella pianificazione: «Non sono procedure in cui il software decide tutto lui. La preparazione dell'ortodontista è ancora molto importante.»

    Due risposte finali. Sul livello italiano: «Siamo top al mondo», grazie a ricercatori che hanno fatto scuola in implantologia e restaurativa — mentre gran parte dei materiali arriva dall'estero. E su chi promette un sorriso perfetto in sei mesi: può avere senso, ma solo in un caso preciso, quando si allinea il gruppo frontale da canino a canino lasciando ferma l'occlusione posteriore. È una proposta per un adulto, non per un bambino di otto anni o un ragazzo di dodici, «dove il nostro compito è dargli un'occlusione ideale».

    Ascolta questa parteConversesciondal minuto 03:04

    Andrè: diciotto anni dopo X Factor, un singolo fatto tutto da solo

    Andrea Nocera — in arte Andrè — è cantautore e docente di canto comasco. La sua storia comincia nel 2008, nella prima edizione italiana di X Factor, con il gruppo vocale I 4 Sound: quattro puntate, tutte in prima serata. «Eravamo molto giovani, molto immaturi. Ma è un'immaturità che ti fa fare cose che da adulto non faresti», dice a proposito di quella scelta di mettersi in gioco.

    Il gruppo va avanti fino al 2011, cavalcando la coda della popolarità televisiva — «eravamo richiesti, avevamo anche un fan club» — poi si scioglie senza traumi. Nocera prosegue da solo: partecipa a The Voice, scelto da due giudici e finito nella squadra di Noemi per due puntate, e pubblica il primo singolo, Mani, con il suo primo videoclip.

    Da lì comincia a lavorare anche come autore per altri artisti, con un episodio che racconta volentieri: nel 2024 ha piazzato un brano in Giappone, che lì ha ottenuto buoni riscontri di vendite e passaggi.

    In parallelo, dieci-undici anni di insegnamento del canto nel Comasco. È la parte in cui è più riflessivo: «Era bello vedere i ragazzi crescere. Li prendevo a dieci anni e arrivavano a diciotto o diciannove. Ha formato anche me, perché impari come trattare una persona piuttosto che un'altra: non siamo tutti uguali, e per ottenere un risultato bisogna trovare la strada giusta.»

    Il nuovo singolo si intitola Stanotte ed esce con lo pseudonimo Andrè. «Sono molto fiero di questo brano, non lo dico sempre: sono riuscito a portare a termine il progetto completamente da solo.» Non per diffidenza verso il lavoro di squadra, precisa — collaborare gli piace — ma per una volta voleva vedere fin dove arrivava senza appoggiarsi a nessuno.

    Ascolta questa parteConversesciondal minuto 20:32

    Elena Capra: scrivere sul lago per ritrovarsi

    Chiude Elena Capra, operatrice di scrittura terapeutica, con Scrivere la natura, ritrovare se stessi: quattro incontri gratuiti al Lido di Montorfano, il giovedì 2, 9 e 16 luglio dalle 10 a mezzogiorno, condotti insieme a Miriam. La prenotazione non è obbligatoria ma è consigliata: 348 7211446.

    L'idea è far incontrare la scrittura terapeutica — finalizzata a una maggiore consapevolezza di sé — con il mondo naturale, lasciandosi ispirare dal lago e dal Monte Orfano. Che ha anche una leggenda, raccontata in diretta: il monte un tempo stava attaccato alle Alpi, poi per ragioni misteriose ne fu allontanato e si ritrovò solo. Cominciò a piangere, e le lacrime scorrendo lungo i fianchi formarono ai suoi piedi una pozza sempre più grande — il lago di Montorfano. «La cosa straordinaria è che a un certo punto il monte si specchia dentro quel lago e non si sente più solo.»

    Cosa portare: un taccuino, meglio se a righe o bianco. E una penna, che secondo la formazione di Capra non è un dettaglio neutro — il blu è il colore delle persone creative, il viola di chi ama il mistero ed è in cammino verso una ricerca interiore, il nero di chi è più razionale, il rosso dei messaggi brevi che richiamano l'attenzione. Al primo incontro va portato anche un oggetto che rappresenti chi lo porta, per presentarsi al gruppo.

    Due precisazioni importanti. Non servono competenze letterarie: «Ciò che conta è l'autenticità nell'espressione del testo, non la forma.» E il testo non è destinato a nessuno — la scrittura espressiva si pratica sei minuti al giorno, tutti i giorni, e resta uno scrigno segreto. Capra è netta anche sui limiti della pratica: consiglia sempre di affidarsi a un operatore di scrittura terapeutica affiancato da uno psicologo o uno psicoterapeuta, perché gli effetti benefici siano reali.

    Il progetto potrebbe avere un seguito insolito: Capra l'ha appena presentato all'associazione Buco del Piombo della Valle Bova, ipotizzando un incontro in grotta. Nel frattempo, dalle stesse parti, ci sono le serate di racconti di alpinismo e arrampicata e, il 30 giugno, un'escursione in grotta sotto la luna piena.

    Ascolta questa parteConversesciondal minuto 33:30

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